In questo articolo andremo a fornire delle indicazioni, che nell’intenzione dell’autore vogliono essere utili, su quali prove geotecniche scegliere nel caso si voglia fare un’indagine conoscitiva del sottosuolo.

Ovviamente l’articolo non vuole essere esaustivo, né tanto meno avere la pretesa di coprire tutte le casistiche progettuali, ma vuole essere un insieme di consigli pratici espressi in maniera semplice e facile.

I principi da tenere in considerazione nel progettare il programma delle indagini sono:

L’applicabilità;

Il budget;

Gli obiettivi.

La scelta delle prove geotecniche dipende molto dagli obbiettivi che ci si pone, molto spesso si vuole determinare la caratterizzazione geotecnica del sottosuolo, ovvero studiare come è costituito il sottosuolo, la sua stratigrafia, le proprietà meccaniche e la presenza d’acqua.

Gli obbiettivi variano in base alla fase in cui ci troviamo, infatti esistono diverse tipologie d’indagini in funzione dello step progettuale in cui ci troviamo, ovvero:

– In fase di studio della fattibilità;

– In fase progettuale;

– In corso d’opera;

–  In fase di monitoraggio.

Nella prima fase è sufficiente una valutazione di massima, ovvero la stratigrafia, la tipologia del terreno e la presenza di falde acquifere. Si potrebbe, qualora fosse possibile, visionare i progetti e i risultati delle indagini degli edifici adiacenti.

In fase progettuale, bisogna raccogliere ogni informazione necessarie al progetto, in funzione anche della metodologia di esecuzione dei lavori. In questa fase si dovrebbe investire una maggiore quantità di concentrazione e di energie, con prove in situ e in laboratorio.

Le indagini in corso d’opera si eseguono per verificare le modellizzazioni e le schematizzazioni avvenute in fase progettuale. Questa fase può essere trascurata nella realizzazione di edifici residenziali, mentre assume un ruolo cruciale nella progettazione di gallerie.

Infine abbiamo la fase di monitoraggio nella quale si verifica il comportamento di una costruzione esistente, la tipologia di indagini dipende dall’obiettivo e del perché di questo monitoraggio. Il quadro fessurativo dell’edificio, per esempio, potrebbe indicare qualche problema di fondazione e di conseguenza fornire indicazioni utili su quale metodologia  conviene utilizzare.

Passiamo ora all’applicabilità.

Non tutte le prove geotecniche coprono ogni tipologia di terreno, ci sono alcune che preformano meglio rispetto ad altre in base alla tipologia di terreno.

Per esempio le prove penetrometriche CPT sono ottime per terreni che vanno dalla torba alla sabbia al fine di determinare le caratteristiche meccaniche del terreno e la stratigrafia. Per altre tipologie di terreno sarebbe preferibile ricorrere a delle perforazioni di sondaggio o degli scavi.

E per quanto riguarda il budget ?

Il consiglio che mi sentirei di dare è rendere le prove in situ e le prove in laboratorio complementari, ovvero che i vantaggi dell’una vadano a compensare gli svantaggi dell’altra. Di conseguenza il budget non dovrebbe essere completamente sbilanciato da una parte, ma deve trovare un suo equilibrio in funzione dell’opera da costruire.

Per qualsiasi domanda o dubbio su questo argomento non esitate a contattarmi, attraverso i mezzi messi a disposizione dal mio sito oppure attraverso i social media.

Bibliografia:

Elementi di Geotecnica, Columbo Pietro e Francesco Collaselli, Zanicchelli Editore, 1993.

Geotecnica, Lancillotta Renato, Zanicchelli Editore,2012.

Fondazioni, Vigiani Carlo, Hevelius Editore, 2002.

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