In questo articolo andremo a parlare della carbonatazione nel conglomerato cementizio armato, fornendo delle informazioni utili per comprenderla al meglio.

La carbonatazione nel conglomerato cementizio armato è uno degli attacchi chimici più diffusi, in quanto va ad aggredire il calcestruzzo presente negli elementi strutturali in c.a.

L’anidride carbonica, che è normalmente presente nella nostra atmosfera, risulta essere la principale causa della carbonatazione.

Infatti, l’anidride carbonica, formula chimica CO2, viene assorbita dal calcestruzzo esposto all’ esterno, trasformando l’idrossido di calcio in carbonato di calcio.

Formula chimica:

CO2 (anidride carbonica) + CA(OH)2 -> CaCO3 (carbonato di calcio) + H2O

Per avere un’idea della normale concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera basta pensare che si aggira attorno il 0,2%0,4 % in base al luogo in cui ci troviamo.

La carbonatazione tende ad attaccare prime le superfici esterne per poi procedere sempre più lentamente verso l’interno.

Questo processo chimico è presente a temperatura ambiente, di conseguenza i prodotti finali risultano essere il carbonato di calcio, solfato di calcio biidrato, forme idrate di silice, di allumina e di ossido di ferro.

Il danno principale provocato dalla carbonatazione è l’eliminazione della barriera alcanina. Essa dipende dalla presenza dello strato passivante dell’ossido di ferro insolubile che avvolge la barra di armatura.

La barriera alcanina ha l’importante scopo di proteggere le barre d’acciaio dall’ossidazione delle armature, ovvero dalla depassivazione delle armature.

Un parametro utile per studiare il rischio carbonatazione è il Ph.

Più in particolare:

Per valori di Ph > 12 il calcestruzzo non corre il rischio di subire il fenomeno della carbonatazione.

Per valori di Ph < 12 il rischio di carbonatazione diventa concreto, favorendo, di conseguenza, il rischio di corrosione delle armature.

La principale protezione contro questo fenomeno è ovviamente il copriferro, il quale, con il suo spessore, proteggere le armature dagli attacchi chimici esterni.

Per questo motivo sia le norme italiane (UNI 11104) e sia quelle europee (UNI EN 206-1) definiscono i valori minimi accettabili del copriferro in funzione della pericolisità chimica dell’ambiente esterno.

Tale pericolosità viene classificata in classi dalla XC1 alla XC4

Un’altra misura che si potrebbe adottare per evitare il pericolo carbonatazione è l’impiego del cemento Portland, in quanto evidenze scientifiche affermano che l’incremento del dosaggio di cemento fa diminuire il rischio di carbonatazione.

Per qualsiasi domanda, dubbio o quesito in merito a questo argomento non esitate a contattarmi attraverso i mezzi messi a disposizione dal mio sito web oppure attraverso i social media.

Bibliografia:

Lombardo Salvatore, Valutazione della vulnerabilità sismica degli elementi in cemento armato, Dario Flaccovio editore, anno 2014.

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